Legge per la prima casa

Legge per la prima casa
03/10/1985

Proposta di legge Soro e più: “Fondo per l’edilizia abitativa”.

Signor Presidente, svolgerò il mio intervento molto brevemente perché mi pare che il collega Lorettu abbia già reso esplicite le considerazioni del nostro gruppo.

La legge oggi in discussione merita un dibattito, un confronto tra le diverse forze politiche, per varie ragioni; basti pensare che si tratta, io credo, della prima legge di spesa – se si eccettuano alcune leggi settoriali di importanza molto marginale dal punto di vista dell’impegno finanziario – della prima legge di spesa, dicevo, clic il Consiglio regionale discute in questa legislatura.

La considerazione che ciò avviene a distanza di più di un anno dal rinnovo del Consiglio ci rende tutti, credo, meno euforici di quanto potrebbe essere giustificato dalla constatazione delle rilevanti convergenze che, su questa legge, si sono registrate in Consiglio e nella Commissione lavori pubblici; convergenze clic hanno avuto un’ampiezza tale da portare all’approvazione (li un testo unificato che vede soddisfatte le indicazioni dei diversi gruppi politici.

In particolare, euforia non dovrebbe certamente esserci nella maggioranza sulla quale – come è noto – ricade la responsabilità principale dell’iniziativa legislativa e del governo. Il problema della casa e dell’edilizia in genere – ne accennava il collega Atzori – ha infatti una collocazione strategica nella politica di sviluppo economico in Sardegna, e l’avvio di un diverso modello di sviluppo che passi attraverso un tentativo — per ora debole — di innovazione tecnologica dei comparti industriali, tion può non individuare nell’edilizia quel settore in espansione capace di tamponare, per i prossimi 4-5 anni, l’emorragia di disoccupati che tali processi di ristrutturazione normalmente inducono.

Perciò in questa direzione noi ci saremmo attesi altre iniziative e una più forte determinazione da parte dell’Esecutivo. Abbiamo invece dovuto limitarci – e sono già nove mesi – a lamentare l’inutile perdita di tempo – come poi si è rivelata – provocata dal tentativo della Giunta di inserire questa normativa nella legge finanziaria per il 1985. Siamo così arrivati al mese di ottobre e finalmente possiamo discutere in Aula questa legge, pur sempre importante. clic punta ad affrontare insieme, in modo differenziato, nel settore dell’edilizia abitativa, alcuni problemi che erano stati lasciati irrisolti dalla precedente produzione legislativa.

Due sono gli aspetti positivi del provvedimento che vanno particolarmente sottolìneati: l’estensione delle provvidenze ad una classe sociale che ne rimaneva normalmente esclusa (pur rappresentando la fascia di reddito più interessata alla edificazione della casa) e, soprattutto, il ricorso ad uno strumento (l’abbattimento del tasso di interesse) che punta a coinvolgere il privato, attraverso il suo risparmio, nel progetto di ampliamento del comparto cdilizio. Si è infatti calcolato che con 85 miliardi programmatì per il primo triennio di intervento, è possibile smuovere somme per 350/ 400 miliardi di lire e quindi attivare — e non è poco — circa 5.000 interventi in campo edilizio.

Un confronto con gli interventi precedenti, come quello ormai noto dei buoni casa, renderà più evidente la portata del provvedimento e il contributo che esso potrà dare per soddisfare quel bisogno di case che in Sardegna non è meno grave di quanto non lo sia nelle realtà metropolitane al centro dell’attenzione del Governo nazionale.

Al di là, però, di queste finalità – che erano già presenti nel disegno di legge finanziaria per il 1983 e riprese, poi, nei successivi – vi è di realmente nuovo – lo hanno richiamato anche i colleghi che mi hanno preceduto – il meccanismo di spesa, che rompe con le tradizionali procedure operanti all’interno della legislazione regionale sarda, Se è vero, però, che attraverso il “meccanismo-sportello” si creano delle condizioni per una spendita celere delle risorse e un più agevole accesso dei cittadini al credito agevolato è anche vero -come è emerso in Commissione – che attraverso questa procedura si rischia di non introdurre elementi di selettività nella spesa e di dare origine, in via astratta, a fonti di possibili iniquità.

Nonostante questo rischio, si è convenuto che le iniquità maggiori si determinano attraverso le graduatorie, tipo buoni-casa, che diventano inique per tutti, e che rallentando la spesa contribuiscono ad allargare l’ammontare, già notevole, dei residui passivi.

A proposito dei residui, cogliamo l’occasione della presenza dell’Assessore dei lavori pubblici, per ribadire la nostra posizione. Noi riteniamo che non basti prevedere in bilancio di destinare circa 640 miliardi a quel settore se poi non vengono spesi. lo credo che l’Assessore dei lavori pubblici, neo eletto, abbia avuto cura di andare a vedere lo stato degli impegni nei capitoli di bilancio di sua competenza e abbia così potuto constatare, personalmente, che esso è vicino allo zero. Stando così le cose, le previsioni, gli accantonarnenti del bilancio diventano inutili, non producono risultati politici, economici e sociali e rimangono una pia intenzione.

Si tratta quindi di utilizzare questa occasione per una riflessione più ampia che si estenda anche agli altri settori di intervento; per attivare meccanismi analoghi che consentano di avviare a soluzione il problema dei residui; un problema che, anche se non è stato posto da Benvenuto al Convegno della UIL, noi consiglieri regionali – in questa e nelle passate legislature – abbiamo sempre individuato Come il segno del male profondo che affligge la Regione sarda. E noi a questo male, a questo difetto originario del sistema legislativo regionale, dobbiamo porre mano mettendo fine ad un anno e più di riattivit, appena interrotta da questa legge, nata, per di più, per iniziativa del Consiglio.

Un altro punto vorrei adesso sottolineare: questo è un intervento di settore, ampio ma che interessa solo una fascia dei possibili fruitori; si pone quindi – a mio avviso – l’esigenza di una legge organica sulla casa che tenda a riordinare il sistema degli interventi in tutto il settore dell’edilizia agevolata, e punti a creare strutture – delle quali l’istituzioni del servizio regionale per l’edilizia abitativa previsto dall’articolo 10 di questo progetto di legge è solo la premessa -, fornendo quella conoscenza reale del fabbisogno di case che oggi manca, rendono possibile l’adozione, in questo settore, di una politica di piano. Il legislatore – ma ancora di più l’uomo di governo come lei, assessore Binaghi – non ha conoscenza, se non per via astratta, del reale fabbisogno abitativo delle popolazioni sarde; perciò, insieme all’osserva- tono di cui si parla da un po’ di tempo, occorre aggiungere – e anche questa è una proposta rimasta inattuata per troppo tempo – una anagrafe del patrimonio abitativo pubblico. E’ la conoscenza reale di questi dati che ci mette in condizioni di sapere cosa serve in Sardegna; qual è il tipo di domanda che esiste in Sardegna; quali sono gli strumenti attraverso i quali si possono fornire risposte adeguate. Solo da queste informazioni si può partire per approvare una legge organica che preveda strumenti reali di supporto ai comuni per fare fronte alle emergenze quotidiane: quelle dei senzatetto che vanno in albergo (e che sono una realtà) ma anche quelle strettamente legate . alla conoscenza pronta e puntuale della situazione degli sfrattati e degli alloggi sfitti.

Si dovrebbero perciò dotare le autonomie locali di maggiori poteri di intervento perché sul problema degli alloggi sfitti in Sardegna possono fare qualcosa di più di quello che una legislazione nazionale ottocentesca permette oggi ai comuni.

Occorre quindi mettere mano ad un processo di innovazione e di riordino legislativo; e sotto questo aspetto il provvedimento in esame costituisce un primo passo significativo sia per i motivi illustrati in precedenza sia perché ha consentito di registrare, in un rapporto privo di pregiudiziali e di contrapposizioni ideologiche, la volontà comune del Consiglio in questa direzione.

Rimangono – è vero – in tutti noi dei motivi di perpiessità per avere introdotto in legge alcune specificazioni di dettaglio tradizionalmente affidate alla regolamentazione scaturente dall’Esecutivo, ma crediamo che ciò possa rappresentare un primo tentativo di introdurre un costume diverso: quello di approvare leggi chiare, inequivocabili, attraverso le quali il cittadino possa conoscere esattamente qual è la volontà del legislatore.

Altre perpiessità desta l’articolo 2 al 40 comma, che per la fruizione delle agevolazioni fa riferimento agli acquisti maturati e perfezionati dal 1 gennaio 1985; in termini di valutazione astratta (e non solo astratta) possiamo dire che in questo modo sì corre il rischio di impiegare risorse senza attivare investimenti aggiuntivi perché probabilmente buona parte dei finanziamenti andranno a beneficiare cittadini che hanno già acquistato l’immobile (e quindi erano evidentemente nelle condizìoni dì farlo) attraverso il solò ricorso al credito ordinario.

La Commissione però ha messo in evidenza che l’aspettativa suscitata da questa legge ha una origine assai lontana, e agli inizi del 1985 si è avuta da tutti la sensazione che la sua approvazione fosse ormai cosa fatta, determinando così l’avvio di una serìe di interventi privatì. Se quindi si corre il rischio, per il primo anno, di non attivare tutta la mobilità di interventi auspicabile, certamente si rende però, in questo modo, giustizia a legittime aspettative.

Insieme ai motivi di perpiessità (ne rimangono ancora) esistono però anche delle certezze: la Commissione ha ritenuto unanimemente di non introdurre la figura della cooperazione tra i beneficiari di questo intervento sia perché in tale direzione pare debba muoversi la legge finanziaria, sia soprattutto perché l’intendimento comune che è emerso anche in questo dibattito è quello di intervenire su una fascia sociale diversa da quella normalmente benefici ìta dalle leggi sull’edilizia sovvenzionata.

Io credo che. la pronta approvazione di questa legge segni un punto all’attivo per questo Consiglio (non ci sentiamo di dire per questa Giunta) perché impegna l’esecutivo regionale ad attivare tutti i dispositivi affinché la legge organica sulla casa, di cui abbiamo parlato anche in Commissione, non rimanga un riferimento astratto per i prossimi dieci anni, ma venga approvata e trovi attuazione in questa stessa legislatura.

lo ritengo infatti che la legge organica sulla casa e la legge urbanistica generale (ancora da approvare e di cui abbiamo avvertito tutti l’esigenza, in occasione della discussione sul condono edilizio) rappresentino due interventi tra loro integrabili che si muovono nella direzione di una politica per il territorio e per la casa non condotta in modo settoriale, ma. guidata da una visione generale attraverso lo strumento del piano.

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