Bilancio di propaganda: la dc non ci sta

Bilancio di propaganda: la dc non ci sta
del 23/12/1986

 

La discussione in Consiglio regionale del bilancio e della legge finanziaria 87 hanno interessato la pubblica opinione soprattutto per la presunta competizione atletica tra chi intendeva approvare il provvedimento prima di Natale e chi invece voleva festeggiare S. Silvestro senza trofeo. Il dibattito meriterebbe altra attenzione. Al di là dell’arida distribuzione delle cifre, si tratta dell’unica manovra di politica economica che la Regione gestisce in proprio e che il Consiglio può influenzare diventando, una volta tanto, soggetto attivo del potere autonomistico. Dalla discussione emergono alcuni elementi di giudizio politico. La politica delle entrate, in sostanziale decremento, fa emergere l’affievolirsi delle potenzialità derivanti dalla riforma del titolo terzo dello Statuto e quindi un arretramento del negoziato Stato-Regione in materia tributaria. Il trend dei residui passivi, il segnalatore più spietato dell’inefficienza regionale, registra un peggioramento.

L’enfasi posta dagli esponenti dell’esecutivo e dallo stesso presidente circa una positiva svolta in materia di residui e particolarmente in agricoltura è contraddetta in consiglio dallo stesso assessore Muledda. L’indice degli impegni su stanziamento negli ultimi cinque anni è invariato. Si continua a eludere il confronto su questo tema e non si attiva, attraverso la finanziaria, alcun istituto innovativo delle procedure di spesa.

La manovra di politica economica deducibile dal bilancio, condizionato dall’orizzonte annuale, appare asfittica e rinunciataria, appesantita da un incremento delle spese correnti del tutto inaccettabile. La fisionomia della politica di bilancio può essere cambiata in termini sostanziali se si opera una forte qualificazione in favore degli investimenti, in una congiuntura dominata dall’inarrestabile avanzamento della disoccupazione.

Nella condizione data, in assenza e in attesa di strumenti pluriennali di programmazione e di coordinamento delle risorse straordinarie, nelle more di una organica politica di sviluppo, il bilancio annuale deve tradursi in una forte manovra anticongiunturale. E quindi la creazione di nuove occasioni di lavoro deve essere la bussola. Le modifiche possibili devono essere finalizzate all’occupazione e alla immediata spendibilità delle risorse.

Quattro ci appaiono le direttrici fondamentali.
1) Un più largo decentramento a favore degli enti locali, non solo nel settore delle opere pubbliche ma anche dei servizi sociali.

2) Uno spostamento di risorse verso gli investimenti capaci di favorire lo sviluppo e la diffusione delle piccole e medie imprese e dell’artigianato. L’innovazione di alcuni istituti, misure e procedure della legge per il mantenimento dei livelli occupativi, modifiche legislative nei settori produttivi che rendano omogenei gli incentivi secondo una politica organica e moderna dell’impresa, che snelliscano le forme di erogazione: sono operazioni – e non le uniche – possibili attraverso la legge finanziaria.

3) Il rifinanziamento del fondo per l’edilizia che insieme soddisfa il bisogno sociale della prima casa e ha immediata ricaduta in termini di occupazione. Al momento circa 4.000 domande rischiano di restare inevase e sembrerebbe indispensabile riaprire il bando, aumentare il massimale e ridurre ancora il tasso di interesse a carico dei cittadini.

4) Un severo intervento di riforma, moralizzazione, e ammodernamento del sistema della formazione professionale, punto strategico della politica del lavoro e dello sviluppo. La proposta di riportare dentro il bilancio ordinario la formazione professionale, attualmente nel “limbo” delle gestioni speciali, assoggettandola a controlli e programmazione democratica non è solo un fatto di costume ma serve ad attivare questo importante flusso di spesa (168 miliardi) in modo produttivo.
Si può opporre che questa impostazione evoca il problema del lenzuolo troppo corto e che il documento contabile ha elementi di rigidità difficilmente modificabili. Se così non fosse, d’altra parte, l’esercizio del governo e della politica potrebbe essere affidato agli studenti in ragioneria In realtà oggi e possibile un operazione coraggiosa di taglio delle spese correnti (cresciute più dell’inflazione), iniziando a rimuovere tutti gli interventi improduttivi, fonti di spreco e di assistenzialismo deteriore, stratificate negli anni o di recente affermazione e considerate, a torto, irrinunciabili. Si possono mobilizzare, senza rivoluzioni, 250-300 miliardi.

Su questo terreno, non su quello fatuo e verboso della propaganda, si fa l’interesse del popolo sardo. Su questo terreno si possono trovare intese e solidarietà politiche.

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