RELAZIONI ANNUALI

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Relazione_2017

Le novità introdotte dal Regolamento Ue in materia di protezione dei dati personali in termini di diritti per le persone e responsabilità per imprese ed enti; la profilazione on line; i social media e lo scandalo Cambridge Analytica; i rischi della Rete e il cyberbullismo; la sicurezza cibernetica; i Big Data; l’uso delle tecnologie digitali nel mondo del lavoro; la trasparenza della Pa on line e le garanzie da assicurare ai cittadini; il fisco e la tutela della riservatezza dei contribuenti; il telemarketing; la lotta al riciclaggio; le intercettazioni e la protezione dei dati contenuti negli atti processuali; la tutela dei minori da parte dei media; l’uso delle app e le garanzie per gli utenti; i motori di ricerca e il diritto all’oblio; le fake news; i diritti dei consumatori; le grandi banche dati pubbliche; il mondo della scuola; le garanzie per il trasferimento dei dati negli Usa e l’accordo “Privacy Shield”; la sanità: sono stati questi alcuni dei principali campi di intervento del Garante nel 2017.

Si tratta di una disciplina fortemente innovativa, capace di adeguare il diritto ai profondi mutamenti generati dallo sviluppo delle nuove tecnologie: la prima, anche sul piano internazionale, che tenta di inscrivere in un sistema di regole democratiche la rivoluzione digitale. Per molto tempo i governi, in ogni angolo del pianeta, hanno sottostimato gli effetti e i rischi di un regime privo di regolamentazione, nel quale i grandi gestori delle piattaforme del web hanno scritto le regole, promuovendo un processo inarrestabile di acquisizioni e concentrazioni, dando vita all’attuale sistema di oligopoli. 

2016

Nel 2016 l’Autorità ha continuato ad attribuire rilevanza centrale alle iniziative volte a favorire la piena attuazione del nuovo quadro normativo europeo in materia di protezione dei dati personali (cd. pacchetto protezione dati).

Ma la privacy è nome della libertà e le esperienze ci dicono che, fronte alle nuove minacce, essa sia non soltanto possibile, ma addirittura indispensabile per rendere le attività di contrasto più risolutive, perché meno massive e quindi orientate su più congrui bersagli. Per far sì che nella lotta al terrorismo, siamo più efficaci, non meno liberi

2015

Una rapida panoramica sull’attività svolta dall’Autorità nel corso del 2015 (di seguito meglio illustrata) riserva certamente uno spazio di rilievo ai lavori tesi a supportare, dopo ben quattro anni, la conclusione dell’iter legislativo del regolamento generale sulla protezione dati e della direttiva sulla protezione dati nelle attività giudiziarie e di polizia (cd. pacchetto protezione dati) adottati dal Parlamento europeo e dal Consiglio, la cui pubblicazione è prevista sulla GUUE del 4 maggio 2016.

L’Europa ha oggi la straordinaria opportunità di proporre, su scala mondiale, il proprio modello di protezione dei dati quale autentica bussola nel pianeta connesso, capace di coniugare al punto più alto i diritti delle persone con le esigenze del mercato.

2014

Se la materia della protezione dei dati personali trascende i confini nazionali (e fin dalle origini aspira ad estendersi su scala globale), non pare revocabile in dubbio che nel 2014 questa vocazione naturale si sia pienamente manifestata, sia in relazione ai passi avanti fatti nell’opera di ammodernamento del quadro normativo di riferimento (nell’ambito dell’Unione europea come pure del Consiglio d’Europa), sia per la significatività (e gli effetti) delle sentenze pronunciate dalla Corte di giustizia dell’Unione europea.

L’innovazione tecnologica deve necessariamente essere accompagnata da sistemi di sicurezza informatica che garantiscano autenticazione dei dati, la loro tracciabilità, accessi selettivi con credenziali univoche, cifratura, sistemi di alert e attività di auditing: queste sono alcune delle principali aree di intervento dell’Autorità nell’effettuare le valutazioni con riferimento a tutti gli ambiziosi progetti di modernizzazione dell’Italia.

2013

Da una ricognizione, pur sommaria, dell’attività svolta nel corso del 2013 emerge la conferma di una delle caratteristiche di fondo del Garante (e quindi della sua attività), entrata ormai a far parte del dna dell’Autorità: quella di (dover) operare, in presa diretta, in tutti gli ambiti, i più vari, nei quali i flussi informativi incidono sulla vita delle persone, quali che siano i ruoli sociali di volta in volta rivestiti (cittadino, consumatore, lavoratore, paziente, etc.), in una tensione continua tra la dimensione sociale dell’individuo, che favorisce e talora impone la circolazione delle informazioni personali (anche sensibili), e la necessità che la dignità della persona e le sue libertà fondamentali trovino piena affermazione e un elevato livello di protezione.

Nonostante le difficoltà, comincia ad affermarsi il principio che non esistono zone franche – nemmeno su Internet – in cui sia possibile violare impunemente le regole.

2012

Da uno sguardo d’insieme ai provvedimenti più significativi del periodo al quale la Relazione del 2012 si riferisce, di seguito sommariamente illustrati, emerge la varietà degli ambiti nei quali si sono posti problemi di protezione dati. La complessità delle decisioni adottate ha riguardato tanto profili specificatamente giuridici, anche in relazione alla evoluzione del contesto normativo ed alle novità intervenute in materia di protezione dati, quanto tecnico-informatici.

Nonostante le difficoltà, comincia ad affermarsi il principio che non esistono zone franche – nemmeno su Internet – in cui sia possibile violare impunemente le regole.