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Fino
ad oggi non sono riuscito a ottenere nessuna risposta precisa. In
un terzo dei casi mi vengono indicate come modifiche assolutamente
necessarie cose che nello statuto sono già esattamente come
si dice dovrebbero essere. In un altro terzo ottengo risposte generiche.
In un altro terzo si ricade nella vera questione: se a determinare
la scelta del segretario e gli equilibri interni deve essere il
voto dei soli iscritti o anche di tutte le persone che dichiarano
d'essere elettori del PD e sono disposte a versare un contributo
minimo; se sia giusto che il gruppo dirigente del Pd si faccia giudicare
dall'intera platea dei suoi elettori oppure se i cittadini che votano
alle primarie siano degli "invasori". Proprio così,
invasori, li ha chiamati D'Alema domenica scorsa alla festa dell'Unità
a Roma: "le primarie per l'elezione del segretario sono una
regola assurda, figlia di una concezione che ha portato la società
civile a invadere, occupare il partito" (ANSA, Roma 5 luglio).
Bersani aveva già espresso un'opinione simile e ora a catena
i dirigenti territoriali che lo sostengono hanno perso ogni residua
reticenza.
La
contrarietà verso le primarie di D'alema (Sole24Ore) e della
dorsale organizzativa pro-Bersani non mi stupisce. Purtroppo, anche
osservatori normalmente acuti ed equanimi hanno preso a praticare,
senza andare troppo per il sottile, lo sport nazionale di sparare
a zero sul PD e (quindi) sulle sue regole interne, a prescindere,
e danno credito all'idea che il meccanismo congressuale sia contorto
o insensato. Cerco di dire in breve perché secondo me non
è vero.
In
base allo statuto le (cosiddette) primarie, che si terranno il 25
ottobre 2009 per eleggere gli organismi nazionali e regionali, saranno
precedute da una consultazione tra i soli iscritti. Nel mese di
settembre i circoli si riuniranno per discutere le candidature a
segretario e le connesse mozioni. Votando per una o l'altra mozione,
gli iscritti nomineranno anche i loro delegati alla Convenzione
nazionale che si terrà l'11 ottobre e i delegati per le Convenzioni
regionali che si terranno qualche giorno prima.
Questa
prima fase ha tre funzioni: a) verificare che le potenziali candidature
a segretario (nazionale e regionali) siano dotate di un minimo consenso
tra gli iscritti, scremando le candidature credibili da quelle fittizie,
giudicate inutili o inopportune; b) consentire ai candidati a segretario
e ai sostenitori delle diverse mozioni di presentare le loro proposte
e confrontarle di fronte a una platea qualificata di delegati (la
"convention" nazionale dell'11 ottobre e quelle regionali);
c) dare modo ai sostenitori delle diverse mozioni di coordinarsi
e formare le liste per le assemblee nazionale e regionali in maniera
meno verticistica di quanto accadde, per forza di cose, in assenza
di una base organizzativa comune, nel 2007.
Alla
elezione vera e propria, quella che si svolge il 25 ottobre, saranno
ammessi tutti i candidati che hanno ottenuto almeno il 15% dei voti
tra gli iscritti e comunque i primi tre, purché abbiano ottenuto
almeno il 5% nella consultazione preliminare interna. Esattamente
come nel 2007, il 25 ottobre, su una prima scheda si vota per liste
di candidati all'Assemblea nazionale collegate alle candidature
a segretario nazionale. Su una scheda distinta, si vota per le liste
di candidati all'Assemblea regionale collegate alle candidature
a segretario regionale.
È
davvero così complicato? Non mi pare. Anche se, certo, è
stato più semplice lo svolgimento del congresso fondativo
del PdL! C'è tutttavia un aspetto che può legittimamente
generare qualche dubbio. Siccome potranno accedere alle "primarie"
più di due candidati alla segreteria, è possibile
che nessuno di loro ottenga la maggioranza assoluta dei delegati
nell'Assemblea (il discorso vale ovviamente sia per il livello regionale
che per quello nazionale). In teoria, potrebbe succedere che tre
candidati ottengano ciascuno circa un terzo dei seggi. Che si fa
a quel punto? Non sarebbe meglio allora limitare l'accesso all'elezione
finale solo ai primi due più votati dagli iscritti?
Sono
dubbi che ci si è posti in fase di redazione dello Statuto.
Limitando l'accesso alle "primarie" solo ai due più
votati tra gli iscritti sarebbe stato escluso dalla competizione
qualsiasi outsider, comprese personalità molto popolari.
In ogni caso, in fase di elaborazione dello statuto i "bindiani"
posero come condizione per loro irrinunciabile che fosse lasciata
una chance di partecipare anche ad una terza candidatura di nicchia.
Avendo accolto questa richiesta, c'erano tre alternative per chiudere
il cerchio, ciascuna con un suo difetto. Una prima, apparentemente
semplice, sarebbe stata quella di considerare in ogni caso eletto
il candidato più votato, con il rischio di avere un segretario
sostenuto da poco più di un terzo dell'Assemblea o addirittura
portatore di una linea invisa ad una larga maggioranza del "parlamento"
del PD. Una seconda alternativa poteva consistere nel chiamare di
nuovo a votare tutti i simpatizzanti per un secondo turno di ballottaggio,
ma era troppo costosa organizzativamente. Si è previsto quindi
che, in caso non emerga un chiaro vincitore, ci sia un ballottaggio
tra i primi due in Assemblea. Naturalmente l'Assemblea chiamata
eventualmente a scegliere tra i primi due non è la "convention"
eletta dagli iscritti, ma quella eletta dai simpatizzanti il 25
ottobre, in collegamento con i candidati a segretario e alle relative
mozioni. Anche in caso di ballottaggio, quindi, il voto del 25 ottobre
non verrà vanificato, soprattutto se i rappresentanti eletti
in collegamento con il candidato arrivato terzo voteranno per quello
tra i primi due con la "piattaforma" più simile
alla loro.
La
pratica ci dirà cosa può essere migliorato nel percorso.
Sperando che nel frattempo non vinca chi vuole tornare al partito
introverso ... liberandosi degli "invasori".
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