ANTI ITALIANO SARA' LUI
Europa,
24 settembre
Berlusconi e il suo esercito mediatico stanno portando avanti
una pericolosa e spregiudicata operazione politica e culturale.
Meno violenta, apparentemente, di quelle che hanno colpito il
direttore dell’Avvenire e il presidente della camera, ma
non meno dannosa. È la campagna sull’italianità.
Sugli antitaliani.
Che saremo noi, quelli dell’opposizione mentre lui sarebbe
l’unico e il solo paladino dell’italianità.
Chi si oppone sarebbero i nemici della patria al servizio e al
soldo di potentati e gruppi di interesse stranieri.
Insomma la rievocazione, neppure troppo implicita, della famosa
lobby giudaico-pluto-massonica.
Non ci siamo. Questa operazione va stroncata sul nascere. Perché
falsa e mistificatoria. Un antipasto di una simile condotta lo
si era già avuto in campagna elettorale con la vicenda
Alitalia. In nome della difesa dell’italianità della
compagnia di bandiera si sono fatti pagare a tutti gli italiani
dei costi ingiusti.
Per avere che cosa? Un’italianità di facciata, poiché
nella sostanza Air France, con un rotondo 25%, è e resta
il più importante azionista della compagnia. Non parliamo
poi di Malpensa, il grande hub voluto dal clientelismo leghista
che è stato tra le cause principali di tutti i guai, le
inefficienze, i dissesti finanziari di Alitalia. E che dire della
telenovela dell’Expò 2015 che noi del Pd abbiamo
fortemente voluto quando eravamo al governo come grande opportunità
per Milano e il nord e che bizantinismi e giochi di potere, tutti
interni al centrodestra, stanno fortemente depotenziando.
Diciamo la verità, oggi il nord dell’Italia, come
l’intero paese, non ha un’idea coerente di sviluppo.
Non ce l’ha anche perché il governo nazionale non
sa guidarlo. E lo si deve al governo Berlusconi e al suo alleato
secessionista.
Se però il nord piange per la crescente marginalità,
il sud non ride.
C’erano decine di miliardi di euro per le infrastrutture
e lo sviluppo, i famosi fondi europei Fas per le aree sotto utilizzate.
Sono stati saccheggiati per venire incontro alle vacue promesse
elettorali, come il taglio dell’Ici per i più abbienti
o il finto salvataggio dell’Alitalia. Promesse fatte tra
le altre cose quando ancora la crisi non aveva espresso tutta
la sua potenza. Che giudizio dare allora di questo governo? È
un governo che arricchisce l’Italia o è un governo
che la spoglia? È un governo che mette più soldi
nelle tasche degli italiani o è un governo che toglie quei
pochi soldi che restano? Tutto si può dire delle politiche
finora adottate dalla maggioranza tranne che siano politiche di
sviluppo e coesione nazionale.
La sfida culturale, politica ed economica di saldare finalmente
l’Italia, di superare la questione meridionale è
scartata in partenza. La cifra è quella della rinuncia
e del galleggiamento.
Il governo Berlusconi-Bossi ha mandato ai meridionali questo messaggio:
“Siete voi che non volete crescere, che non volete migliorare.
Queste risorse non ve le meritate”. Del resto questa è
la maggioranza che invece di discutere di come spendere i soldi
che spettano al sud ferma tutto il paese a ragionare delle gabbie
salariali, ovvero proprio del contrario: come sottrarre al sud
ancora più soldi.
Bisogna denunciare questo atteggiamento ipocrita per cui a parole
si dice che la questione meridionale è una questione nazionale
ma invece, quando si ha la possibilità di incidere concretamente
sulle dinamiche sociali e culturali, quando si ha la possibilità
di far crescere una parte degli italiani, ecco che gli si chiude
inesorabilmente la porta in faccia. E noi dovremmo sentire lezioni
sull’italianità da chi si comporta così? Oggi,
chi ha a cuore veramente l’Italia deve chiamare le cose
con il loro nome, deve riconoscere che si sta aprendo una nuova
e seria questione sociale.
Chi vuole bene all’Italia non cerca di nascondere la gravità
della situazione. Con il -5 per cento di pil e con 400 mila disoccupati
in più solo nell’ultimo anno non si può minimizzare,
far finta che il peggio sia passato e sperare che succeda qualcosa.
C’è un’insostenibile leggerezza nelle politiche
di questo governo, dimostrata in ultimo proprio dalla tanto decantata
finanziaria light. Una leggerezza “gaia e irresponsabile”
che si dimostra impotente ad arginare il progressivo impoverimento
del paese. La campagna sull’italianità serve solo
a nascondere l’assenza di risultati e il sostanziale immobilismo
di un governo impegnato soltanto nella continua, puntuale, delegittimazione
degli avversari e nella disperata ricerca del galleggiamento quotidiano.
Altro che italianità!