“Troppa ignoranza. Dire no alle foto dei bimbi sul web è un diritto di tutti”

(Intervista di Giuseppe Bottero, “La Stampa”, 6 gennaio 2019)

“Quanto successo a Torino è emblematico. Siamo di fronte a una deriva culturale preoccupante, c’è pochissima consapevolezza dei diritti e dei doveri nella società digitale. Soprattutto, si continuano ad ignorare le insidie che ci sono in una vita che in molti, sbagliando, si ostinano a considerare virtuale”.

Antonello Soro, presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, ha letto sulla “Stampa” la storia di Francesca (nome di fantasia), la mamma torinese che ha osato non firmare la liberatoria per diffondere sui social network le immagini dei bambini alla recita di fine anno, secondo quanto previsto dal Regolamento europeo sulla protezione dei dati. Una decisione che le è costata gli insulti delle altre madri. Prima le hanno tolto il saluto, poi l’hanno aggredita via chat.

Soro, la scelta di Francesca è corretta?

“Sì. Per pubblicare i dati personali di un minorenne è necessario il consenso libero, specifico, informato e inequivocabile dei genitori: è una norma che non dovrebbe mai essere messa in discussione. Le pressioni che ha subito mettono in dubbio il carattere di libertà del consenso. Quanto può dirsi realmente non condizionato il consenso di quella donna? Questa è stata una forma mascherata di bullismo che conferma la preoccupante mancanza di educazione nell’utilizzo della Rete, che richiede molta responsabilità da parte dei minori ma ne esige ancora di più da parte degli adulti”.

Perché?

“È difficile ignorare che in tanti possono abusare dei dati: dal bullismo alla pedopornografia, tutti questi fenomeni sono alimentati dalle immagini”.

Quali sono i consigli?

“Bisogna postare le fotografie con moltissima cautela: non è necessario che tutto ciò che ci capita nella vita venga catapultato su Internet, eppure l’attitudine diffusa è quella contraria. La rete è una bella e grande occasione per lo scambio di informazioni e opinioni ma va utilizzata con tutte le cautele. Quello che mi preoccupa di più, ed è un segno di disinformazione digitale, è che i genitori dei compagni di classe della figlia di Francesca abbiano considerato la firma come un atto dovuto. Non si tratta di burocrazia da sottovalutare”.

Vietare di immortalare le immagini di una recita, o di una festa, non rischia di essere una privazione per i genitori che vogliono conservarne un ricordo?

“Attenzione, raccogliere i filmati e le foto per uso personale resta sempre possibile, e nel caso di Torino c’è stato un equivoco. L’uso personale, domestico, non può però essere sovrapposto a quello sui social network che, potenzialmente, hanno una diffusione planetaria. Tenere un ricordo è assolutamente normale, lo abbiamo fatto tutti. Ma le rete è un’altra cosa”.

Che succede a chi posta immagini senza il consenso degli altri genitori?

“Commette un illecito, pesantemente sanzionarle. Ognuno dei genitori può filmare ma, in assenza del consenso dei genitori dei minori ripresi, non deve divulgare il video”.

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