La vita in un dato. “Diritti e più competenza”

(di Barbara Landi, “Il Mattino – Salerno”, 17 ottobre 2018)

 

Promuovere la conoscenza e la coscienza dei diritti: è il punto cardine da cui prende avvio l’intensa lectio del presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, Antonel- lo Soro, ospite all’università di Salemo per l’inaugurazione del ciclo di seminari per Data Protection Officer (Dpo). Un lungo excursus dalla prima legge a tutela del trattamento dati nel 1996, al diritto all’oblio, fino al recente regolamento in vigore dal 25 maggio.

“Coscienza dei diritti che è oggi un impegno ineludibile nello scenario in rapidissima trasformazione – insiste il presidente – L’economia digitale è la nuova dimensione in cui non è facile riconoscere gli indicatori e i presìdi che siamo abituati ad identificare nella vita fisica”.

All’inaugurazione degli 8 incontri del ciclo di seminari, con il coordinamento scientifico del professore Rino Sica, ordinario di Diritto privato e presidente della Scuola superiore di avvocatura del Consiglio nazionale forense, presenti anche i 3 ordini professionali, afferenti alle corti d’appello di Salemo, Vallo e Nocera. Responsabilizzazione, accountability, sanzioni penali, formazione, l’assenza di un albo di Dpo tra i vari focus di discussione sottoposti al Garante.

“Il digitale sembra aver scardinato il diritto dalla sua sovranità e responsabilità – afferma Soro – La protezione dei dati è un obiettivo di una società globalizzata e interconnessa. Il Dpo è una figura su cui si gioca la scommessa della sicurezza, un elemento di vantaggio competitivo su cui puntare per reggere la competizione fondata sui dati di cui è indispensabile assicurare la protezione, la qualità, l’esattezza. Un’azienda che non si preoccupa di proteggere il proprio patrimonio informativo è come un gioielliere che rende la cassaforte disponibile e a chi vuole violarla. Goo- gle, facebook, amazon l’hanno compreso, si preoccupano della reputazione. Il successo del nuovo quadro giuridico dipenderà dalla tenuta sociale, dalla sua capacità di divenire regola dell’agire dei cittadini, delle imprese e amministrazioni. Far crescere una coscienza universale del diritto alle libertà è un’opera collettiva”.

Non manca il riferimento al connubio tra giornalismo, privacy e fake news, con antidoti da mettere in campo: “II primo è lo sforzo del giornalismo di insistere nel confrontare dentro la rete le informazioni verificate, serie di dati rispetto agli slogan. E poi rilevare attraverso la tecnica le fonti robotizzate che creano false notizie per disperdere la nebbia della fake news. Questo però è il mondo in cui viviamo, per cui è fondamentale educare gli utenti della rete”.

Necessità, quindi, dell’alta formazione, anche secondo Rino Sica che anticipa il progetto a cui sta lavorando: un corso di laurea sulle professioni legali con 180 crediti sulle discipline formali di base e altri 120 legati alla fase applicata, diritto civile e amministrativo applicato, oltre ad una fase di scrittura.

“È il mio grande sogno, spero che si possa arrivare a questa prospettiva, tra teoria e prassi applicativa – e sulla protezione dei dati Sica aggiunge – È una materia sottoposta a un’accelerazione estrema e al rischio di obsolescenza. Ineluttabilità della perdita della riservatezza. La privacy non esiste più come tutela statica. L’unico contrappeso è la sicurezza”.

Dato che ha un valore economico, come spiega Alberto Maria Gambino, prorettore dell’università Europea di Roma, in un intervento molto critico: “E’ un cambio di paradigma del marketing, un grande business che va sotto il nome di big data, analytics, profilazione. C’è una contaminazione tra diritto pubblico e diritto privato. Il dato va accudito, conservato, senza intaccare i diritti inviolabili. Il possesso dei dati è il petrolio del nuovo millennio”.

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