Big Data. Soro: Servono effettive garanzie e concrete misure di sicurezza

Intervista ad Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali
(Altroconsumo.it, 11 maggio 2016)

“Big Data e privacy dei dati sulla salute: due mondi inconciliabili? Quali rischi?

“La crescente digitalizzazione di dati sanitari, se consente indiscutibili progressi grazie alle analisi dei big data, lascia intravedere rischi di vulnerabilità, considerato – peraltro – che rendere effettivamente anonimi questi dati e assai complesso. Tra i rischi, ad esempio, il fatto che le informazioni raccolte potrebbero avere un potenziale valore per le assicurazioni, che potrebbero usarle per negare una copertura o per aumentare il premio in caso di malattie prevedibili; queste informazioni potrebbero avere valore anche per i datori di lavoro, nel caso di selezione del personale o, addirittura, per le case farmaceutiche che potrebbero individuare specifiche patologie al fine di sperimentare sui soggetti selezionati nuovi farmaci. Ma rischi ancora più concreti, si pensi alle app, possono riguardare anche la sicurezza dei nostri dispositivi dal momento che queste possono, in alcuni casi, accedere alle rubriche telefoniche, alle nostre foto nonché sfruttare i sistemi di localizzazione”.

Gli operatori (app, motori di ricerca, social) offrono sufficienti garanzie?

“Al momento, no. Assicurare un corretto utilizzo dei dati in tutto il loro percorso e molto difficile in contesti dove prevale l’asimmetria informativa (cioè in cui le informazioni sono in mano a una sola delle parti, gli operatori del settore ndr), in cui si moltipllcano e frammentano i soggetti che interagiscono e dove le informazioni vengono conservate nel cloud, ovvero in sistemi di archiviazione online. Proteggere i dati richiede maggiori responsabilità per coloro che li raccolgono e gestiscono, che devono andare ben oltre il rilascio di complessi moduli per richiedere il consenso o di verbose informative, in favore di effettive garanzie e concrete misure di sicurezza”.

Le informazioni sulla nostra salute sono abbastanza tutelate con le app?

“Nel nostro paese sono disponibili oltre 17mila applicazioni mediche di cui si sa poco. L’Autorità Garante della privacy, rispetto ad alcune di esse, ha compiuto nel 2014 un’indagine internazionale di verifica. Il quadro emerso e stato sconfortante per l’assenza di trasparenza – in merito ad esempio alla possibilità di cedere i dati a terzi – per la scarsa attenzione alla sicurezza dei sistemi, per l’accesso illecito ad alcune funzionalità dei dispositivi, come le rubriche”.

Cosa manca e cosa dovrebbero fare istituzioni, aziende e utenti perché privacy e libertà siano sempre tutelati?

“Le Autorità continueranno a vigilare contro ogni forma di uso distorto dei dati. Proprio al fine di rafforzare questo potere, il nuovo Regolamento Europeo (approvato a dicembre 2015, a cui i Paesi Ue dovranno adeguarsi nei prossimi due anni, ndr) ha esteso la tutela dei cittadini europei rispetto a tutte le società extraeuropee – ad esempio quelle che gestiscono i principali siti di ricerca su internet o i social network – che offrono, anche gratuitamente, beni o servizi in Europa. Dal canto loro, gli utenti non devono lasciarsi condizionare solo dalle molteplici e multiformi novità del mondo digitale, assumendo piuttosto atteggiamenti proattivi per gestire con prudenza i propri dati: limitare i cookies, modificare le impostazioni di default dei programmi, leggere – per quanto comunque complesse – le condizioni di utilizzo delle applicazioni”.

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