Soro: “Attenti alla Rete spiano la vostra vita. Ora alziamo la guardia”

Intervista ad Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali (“Avvenire, 25 ottobre 2013)

“Pensateci bene a riversare tutta la vostra vita nella Rete. Rendetevi conto che una vostra frase, un vostro giudizio, una vostra foto potranno essere usati domani contro di voi”. Ascoltiamo in silenzio la riflessione di Antonello Soro e lo interroghiamo: non le appare tutto drammaticamente inquietante? Lui, il Garante per la privacy, annuisce: “È vero, è inquietante. L’universo digitale in pochi anni ha rivoluzionato le nostre vite, le nostre società. E ci ha colto di sorpresa. Ora bisogna alzare il livello di guardia e capire che tutto quello che mettiamo in Rete rischia di sfuggire al nostro controllo”.

Per quaranta minuti Soro ragiona su ciò che si agita dietro il Datagate. Sulle tensioni Usa-Ue. Su libertà e diritto alla privacy. I messaggi si accavallano alle riflessioni. Anche a quelle più private. “Ho poco tempo per vivere in Rete. Ma ai miei figli tutti i giorni ripeto una sola parola: prudenza. Twitter, Facebook sono un grande esercizio di libertà, ma serve consapevolezza. E la sfida è mettere a punto, senza perdere più tempo, un forte progetto di educazione digitale: abbiamo il dovere di insegnare ai nostri ragazzi come muoversi sui nuovi media”.

Presidente, gli Usa spiano i cittadini italiani?

Controllano i francesi, i tedeschi, sarebbe singolare se non controllassero anche noi. È un fenomeno esploso dopo l’11 settembre e cresciuto in maniera mostruosa. Ha prodotto un fenomeno di gigantesca sorveglianza globale che non interessa più solo le aziende commerciali, che non viene usata più solo per fronteggiare l’emergenza terroristica. Oggi quella sorveglianza tocca tutti i noi. Oggi si fa una pesca a strascico e milioni di dati finiscono in grandi cervelli su cui non abbiamo alcuna forma di controllo.

Che dice Soro agli Stati Uniti?

Dico che per difendere la sicurezza dell’America stanno calpestando un diritto fondamentale come quello alla privacy. Dico che il diritto alla sicurezza non può essere garantito se non bilanciandolo con altri diritti. Primo tra tutti la tutela della riservatezza della vita privata.

Negli Stati Uniti la privacy…

Ho capito e la interrompo: la legge degli Stati Uniti ha nei confronti dei dati personali dei cittadini americani alcune tutele. Nei confronti dei non americani le tutele sono molto, molto scarse.

Le relazioni Usa-Ue rischiano di essere compromesse?

Questa vicenda incide negativamente nelle relazioni di cooperazione. E mette a dura prova il clima di fiducia tra le democrazie occidentali. Oggi rischia di prevalere la diffidenza e questo è un brutto colpo che ha come primo effetto un indebolimento agli occhi del mondo, anche di quella parte che non ha tradizioni democratiche, del modello virtuoso delle democrazie liberali.

Sia più chiaro

L’Iran ha lanciato un sistema di posta elettronica nazionale. Capisce: fino ad ora i consumatori di quella parte del mondo avevano il miraggio della Rete governata dalle imprese occidentali. La nostra Rete era un punto di riferimento. Un modello di libertà. Un’incredibile occasione per far crescere nel mondo proprio le libertà. L’esplosione del Datagate incrina l’appeal delle nostre democrazie.

Letta ora è a Bruxelles, ma ha risposto ai vostri dubbi?

Abbiamo chiesto a Letta di far sentire forte la voce del nostro governo. E di spingere perché la Ue approvi prima della fine dell’anno il regolamento che tutelerà privacy e dati personali. Serve un sì dei governi e un voto finale del Parlamento, ma ora si deve correre. Si devono superare le resistenze. Si deve dire no alla pressione esterna delle lobby che provano ancora a frenare.

Che potrà cambiare in concreto?

Le faccio un esempio. Oggi Google può sostenere che noi non abbiamo nessuna giurisdizione sul loro operato in Europa perché la loro sede è negli Stati Uniti. Domani non dovrà essere più così. Si dovrà fissare un nuovo principio: la giurisdizione insiste sul territorio sul quale i cittadini vivono. Non sono tecnicismi, è la nostra vita. E far crescere la cultura della protezione dei dati personali non potrà più essere un fastidio per nessuno.

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